Pompeo in Italia: tariffe e Libia le spine

Mike Pompeo vede i vertici dello Stato, ma non c’è più il sovranismo che tanto piaceva a Trump

Martedì primo ottobre è arrivato a Roma il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, nell’ambito di un viaggio europeo di sei giorni, che comprende anche Santa Sede, Macedonia del Nord, Grecia e Montenegro.

Pompeo ha incontrato il Presidente Mattarella, il premier Conte e il Ministro degli Esteri Di Maio.

La sensazione è che questa visita sia stata programmata quando l’amministrazione americana considerava l’Italia come “l’esperimento più interessante al mondo di sovranismi di destra e di sinistra al potere”, per usare le parole di Steve Bannon, Durante una mia intervista di qualche mese fa. Ora, il falco Mike si è ritrovato di fronte un clima politico completamente diverso (siamo troppo veloci per i tempi americani…) e gli imbarazzi sono emersi chiaramente in tutti i dossier.

Argomento principe sono stati i dazi, proprio nei giorni in cui il WTO riconoscerà agli Usa la possibilità di imporre tariffe su 7,5 miliardi di dollari di export europeo, come sanzione per i sussidi ricevuti dal consorzio europeo Airbus nella disputa contro Boeing.

I beni colpiti saranno soprattutto legati agli aerei realizzati nei Paesi che fanno parte del consorzio Airbus: Regno Unito, Francia, Germania e Spagna. In seconda battuta però saranno colpiti i prodotti agroalimentari provenienti da altri Paesi europei, tra cui l’Italia.

A Pompeo, l’Italia chiede di togliere alcuni prodotti della filiera agroalimentare dalla lista dei dazi, a partire dall’olio di oliva al parmigiano.

Luigi Di Maio ha brutalmente dichiarato: “In un momento in cui l’economia rallenta, le nostre imprese devono avere certezze e non faremo sconti nel difendere le imprese italiane con tutte le nostre forze.”

Il Ministro degli Esteri, nella sua conferenza stampa al termine dell’incontro, ha parlato anche degli altri argomenti toccati, in primis la questione del 5G. “Siamo alleati degli Usa e condividiamo le preoccupazioni su determinate infrastrutture strategiche come il 5G. Non abbiamo nessuna intenzione di partecipare ad accordi commerciali che possano ledere la nostra sovranità come Stato.” Come a dire: capiamo tutto, ma con la Cina andiamo avanti…

II Segretario di Stato americano, dopo i colloqui con il Presidente Mattarella, ha invece sottolineato l’importanza dell’impegno congiunto nella Nato e ha ribadito l’importanza che il nostro Paese e gli altri Stati membri europei rispettino gli impegni economici presi, rispetto alla spesa per la difesa collettiva.

Riguardo alla situazione internazionale, ha ringraziato l’Italia “per la sua leadership efficace in Libia e Africa del Nord” ritornando poi sulla necessità di rimanere uniti sull’Iran.

Ma anche in questo caso, le divisioni sono significative: noi vorremmo riaprire il dialogo con l’Iran e siamo giustamente irritati per il doppiogiochismo americano (l’ultima cosa che ti aspetteresti da una superpotenza responsabile) in Libia. Gli Usa invece hanno addirittura etichettato Teheran come finanziatore principale del terrorismo (e i Sauditi?!?), mentre Trump ogni tanto twitta in favore del Generale Haftar, in omaggio a un discutibile patto di ferro con al-Sisi e con MBS, non proprio due stinchi di santo…

Infine, fonti vaticane ci hanno confidato che Pompeo, duranti i suoi delicati colloqui con il Papa (sui migranti, dialogo tra sordi), avrebbe ammesso che l’impeachment del Presidente Trump non è un’ipotesi così inverosimile, a seguito dell’Ucrainagate. Strana confessione. Forse l’atmosfera celestiale del Vaticano gli ha suggerito di dire la verità. Un vero miracolo…

Vedremo…

Vero o falso che sia questo rumor, il messaggio che Mike si porterà a casa, dopo aver fatto visita anche ai suoi parenti in Abruzzo, è che chiunque abiterà alla Casa Bianca nei prossimi anni, ci auguriamo che cerchi di sviluppare una politica estera meno volatile e restituisca quindi a Washington il ruolo di potenza responsabile che le compete.

Il link dell’intervista a Giuseppe Scognamiglio su InBlu Radio.